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Paola D’Agostino è nata a Sapri nel 1975. Laureata in Lingua e Letteratura Portoghese all’Orientale di Napoli con una tesi sul Libro dell’inquietudine di Pessoa, vive a Lisbona dal 2000. Oltre a svolgere l’attività di traduttrice e interprete, tiene corsi di lingua e laboratori di scrittura presso l’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona.
Nel corso degli ultimi dieci anni, ha collaborato con diverse riviste e case editrici in Italia e in Portogallo. Ha tradotto in italiano, tra le altre cose, la Mitologia della saudade di Eduardo Lourenço (orientexpress, Napoli) e Come liberarsi del proprio corpo di Fernanda Botelho per la Antologia di narrativa portoghese contemporanea in “Crocevia n. 7/8” (Besa, Lecce). Ha pubblicato testi di natura varia, tra cui il racconto “O pai Natal e outros viajantes” (Jornal do Fundão, 2007) e il romanzo Largo delle necessità (Napoli, orientexpress, 2006) tradotto in portoghese dalla casa editrice Fenda con il titolo Largo das Necessidades.
Con Luca Aprea, ha collaborato alla drammaturgia dello spettacolo teatrale A Árvore do Tenéré (Lisbona, 2002). Per l’Istituto Italiano di Cultura ha curato le pubblicazioni L’Italiano e il mare. Diario di bordo (2007) e L’Italiano in piazza. Echi e linguaggi (2008) in occasione della VII e VIII Settimana della Lingua Italiana nel mondo.
Nel 2007 è stata tra i finalisti di “Viaggio”, la Biennale dei giovani artisti campani organizzata dal Lanificio 25 di Napoli. Di recente, il suo Largo delle Necessità è entrato a far parte delle opere citate nel saggio antologico Costruire letteratura con mani di donna. Scrittrici italiane del 900 e oltre, di Luciana Grillo (Curcu & Genovese, 2009).
“Largo delle Necessità” è una ricerca di casa, una storia in sospensione sull’abisso, abitata da quattro personaggi che si raccontano per ritrovare il proprio posto nel mondo. Un fadista, un suonatore di sax, una scrittrice che osserva e una ballerina che non danza: quattro cicatrici e altrettanti monologhi che possono a volte incontrarsi e dialogare.
“Largo delle Necessità” è anche il nome di una piazza di Lisbona, non lontana dal Cimitero dei Piaceri, unico spazio reale in questa rigorosa toponomastica dell’astrazione.
Tutto, intorno, è favola metafisica, una danza di putti e fontane in cui Vivaldi, come per miracolo, sta suonando le sue Quattro Stagioni.
Incipit
1.
La musica
Vivo con un fadista. Rogério Dominguez Boasorte Feriado.
Di giorno gira per la città fotografando i fiori di buganvillee
sotto il sole; poi, la notte, con la sua giacca di panno rosso,
canta le malinconie di Amalia Rodrigues nei ristoranti per
turisti coi gemelli d’oro ai polsini. Un fadista è un cantante
d’altri tempi, di litanie e ritmi trascinati, di conversazioni
d’osteria, mentre una donna passa col cappello dopo l’esibizione
a vendere cassette fatte in casa. Un fadista canta solo
musiche tristi, ma con un’allegria che può resuscitare primavere
infinite e infinite stagioni del cuore. Ogni sera, in una
sala piena di ossequioso silenzio e chitarre appese alle pareti,
un fadista smette i panni stracci della vita e vive, per un’ora
o due, tra le note arabe di danze dimenticate che arrancano
fino a questo tempo trafficato e si mischiano alle cantighe
d’Occidente…
Una recensione:
http://www.orientexpress.na.it/pc/contenuto.asp?c=395&st=
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