Intrighi, misteri, specchi: La Napoli noir della Cilento
Alessandro Vaccaro, La Repubblica
14/4/2012
È avvolta da atmosfere gotiche la Napoli ritratta da Antonella Cilento nel romanzo "La paura della lince". Annunciato come l' esordio nel genere giallo dell' autrice partenopea, il libro sembra una sceneggiatura già pronta per una trasposizione cinematografica. Personaggi, luoghi e intrecci che si susseguono di pagina in pagina sono caratterizzati da una potenza visiva tale da convertire le parole in sequenze filmiche ricche di suspense. Sin dall' inizio, con la presentazione della protagonista Aida Festa, il lettore è travolto da un folgorante colpo di scena. La donna è costretta a lasciare il suo posto di guida turistica al museo archeologico del Castello di Baia: non ci sono più fondi per i pagamenti. Delusa e arrabbiata, Aida raccoglie i suoi effetti personali, tra cui un paio di particolari scarpe verdi tacco sedici, e se ne va. Pochi istanti dopo, un' esplosione: «Come un tappo che salta, la cittadella del Castello volava a brani verso il cielo e bruciava in un' unica, enorme, irreale fiammata. Il boato azzerò ogni altro suono. Aida si coprì le orecchie. Il cassiere era caduto dalla sedia.
Qualcuno, dalla strada oltre la rampa, aveva gridato. E mentre il fungo infuocato saliva e si trasformava in colonna, assurdo nella quiete azzurra del golfo, ci fu l' incongrua apparizione che Aida avrebbe sognato ogni notte nei mesi a venire. Nino D' Esposito, il vecchio custode che abitava nel Castello, correva verso di lei urlando a gola spiegata, la giacca invasa dalle fiamme...». Prima di morire, Nino consegna alla donna uno specchio scheggiato. Un regalo che si rivela al tempo stesso emblema e motore di un' avventura labirintica, dove niente è come appare. In questo pericoloso gioco di riflessi la protagonista si muove con passi incerti, ulteriore metafora della condizione di precarietà che incombe sulla sua vita e sul lavoro. Le figure retoriche, la cura per i dettagli, il ritmo fresco e incalzante sono gli elementi chiave dello stile narrativo della Cilento, che attorno alla figura di Aida fa ruotare una girandola di curiosi personaggi: il padre Peppino, impegnato nell' amministrazione di una congrega al cimitero di Poggioreale; lo spettro opprimente della sorella Elena, scomparsa nel nulla per problemi di droga; Adelina Sgueglia, l' impiegata più anziana del Castello di Baia, che nasconde alcuni segreti; il domestico cingalese Rada, innamorato di una ricca signora di Chiaia che verrà ritrovata uccisa, in camicia da notte e con ai piedi un paio di scarpe verdi tacco sedici. Che siano le stesse di Aida? La domanda spunta naturalmente dal groviglio degli intrighi, ma non è l' unica. Perché il museo di Baia è stato incendiato? Chi sono in realtà le vittime e i carnefici? E quale mistero si cela dietro lo specchio del custode Nino? Ad affiancare la protagonista in una discesa agli inferi, tra omicidi e situazioni ai limiti del paranormale, interviene il "falco" Domenico Nunnaro.






























