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“ISOLE SENZA MARE” È L’OPERA DELLA MATURITÀ DI ANTONELLA CILENTO
Un potente romanzo al femminile
di Mariano Cervone
Si intitola «Isole senza mare» il nuovo lavoro di Antonella Cilento, presentato al Forum Fnac al Vomero. Un piccolo evento letterario, che ha attratto molti lettori, desiderosi di conoscere personalmente l’autrice e di far firmare la propria copia del libro.
È una storia di ampio respiro, che ricorda i grandi romanzi storici di fine
Ottocento, narra di due donne le cui vite e destini camminano parallelamente;
sullo sfondo le vicende di un’Italia lontana ma quanto mai attuale.
A cavallo tra Otto e Novecento italiano, il libro si apre con la storia di
Aquila (si pronuncia Achìla), giovane donna decaduta in povertà che si trova
costretta ad abbandonare la Spagna, vende se stessa e che cerca il riscatto
sociale diventando l’amante del marchese Campana, un collezionista
di arte. Il suo però sarà un amore che la trascinerà in un baratro di
ossessioni, vendette e fantasmi del passato.
Ultima discendente di una dinastia di donne che fuggono dalla Spagna, è
Nina, ultraottantenne, che ha vissuto gli anni duri del Fascismo e una difficile
intimità familiare. Protagoniste assolute di questo romanzo sono dunque
due forti identità femminili, donne esiliate da sé stesse, che vivono la
condizione dell’ “amore impossibile”, come dice il giornalista Generoso Picone, intervenuto insieme a Francesco Durante, alla presentazione del libro: «Il libro
di Antonella Cilento rappresenta la soglia della consapevolezza della scrittura
» dice Generoso Picone, tessendo grandi lodi per la straordinaria maturità raggiunta
dalla Cilento, con una scrittura che sa compartire momenti diversi pur mantenendo la tensione. Il romanzo della Cilento è parzialmente autobiografico. Pur non raccontando
strettamente la storia della propria famiglia, la Cilento si ispira per gran parte alla storia di una prozia: «Non è un album di famiglia – spiega Picone – ma un romanzo familiare, con parte della famiglia. Non c’è verità, ma autenticità, misurandosi con
il dolore e i sentimenti che abitano le donne e le porta ad una consapevolezza
- e aggiunge - Ripercorre il filo della storia che si perde negli anni, tra
passato e presente, andando ben oltre la pagina scritta che la racconta».
A rievocare le pagine del romanzo, è intervenuta Giorgia Palombi, che ha
offerto ai presenti una straordinaria interpretazione di alcuni estratti del
libro. Nelle parole della Cilento c’è vigore, poesia, una narrazione a tratti
folcloristica che rievoca vividamente sentimenti e situazioni.
L’autrice parla della nascita del suo amore per la scrittura,
attraverso un linguaggio coloratissimo e figurato che travolge sin dalle prime
pagine il lettore. «È uno dei più bei libri scritti a Napoli negli ultimi decenni
– dice Francesco Durante – in totale ci sono almeno tre piani temporali, composti da Aquila, Maddalena e Nina e la stessa autrice alle prese con questo romanzo».
Ad intervallare la narrazione infatti è la stessa autrice, che di tanto in tanto
prende la parola con maestria, che ci porta nella Napoli degli anni ’80, flagellata
dal terremoto, o ad Ischia, quando con la famiglia vi andava per le vacanze, ed ascoltava quelle storie che sono via via confluite nel suo romanzo.
«Il romanzo – prosegue Durante – ha la bellezza e la potenza di un grande
film in costume, ambientato nel tardo Ottocento romantico» e entusiasta,
reggendo una copia del libro tra le mani dice: «Un libro così oggi non sono
in molti a scriverlo». A prendere finalmente la parola è la
stessa autrice, visibilmente emozionata e contenta per un lavoro di ricerca
durato oltre dieci anni: l’idea del libro nasce infatti da un racconto breve
scritto dall’autrice nel 1998, che conteneva gran parte del livello autobiografico
poi utilizzato nel romanzo. Il racconto avrebbe dovuto comporre una raccolta della stessa autrice. «L’ho trattenuto e ci ho continuato a lavorare ed ho scelto di concentrarmi sul piano femminile – dice la Cilento – sono cresciuta con i racconti ossessivi di una nonna sulla storia familiare, a volte incompiuti e inattendibili:
nessun dato infatti è confrontabile con la realtà, non c’era la possibilità
di sapere quale fosse la verità ».
L’autrice inizia così a lavorare, a plasmare queste storie, ad intrecciarle
come un’abile tessitrice, rattoppando talvolta i vuoti, arricchendole di
una straordinaria parte finzionale. La Cilento infatti miscela personaggi storici
realmente esistiti con personaggi di pura fantasia. Una storia dolente,
che non ha un acceso realismo, ma attraverso lo specchio della finzione i
personaggi vengono raccontati nel loro profilo più autentico.
«È importante staccarsi dai modelli – prosegue Antonella Cilento, riferendosi
ai grandi modelli che l’hanno ispirata – che però ci sono, così come
è importante staccarsi dalla famiglia, che però c’è. È così che è nato “Isole
senza Mare”».
i intitola «Isole senza mare» il nuovo
lavoro di Antonella Cilento,
presentato al Forum Fnac al Vomero.
Un piccolo evento letterario, che ha
attratto molti lettori, desiderosi di conoscere
personalmente l’autrice e di
far firmare la propria copia del libro.
È una storia di ampio respiro, che ricorda
i grandi romanzi storici di fine
Ottocento, narra di due donne le cui
vite e destini camminano parallelamente;
sullo sfondo le vicende di
un’Italia lontana ma quanto mai attuale.
A cavallo tra Otto e Novecento
italiano, il libro si apre con la storia di
Aquila (si pronuncia Achìla), giovane
donna decaduta in povertà che si trova
costretta ad abbandonare la Spagna,
vende se stessa e che cerca il riscatto
sociale diventando l’amante
del marchese Campana, un collezionista
di arte. Il suo però sarà un amore
che la trascinerà in un baratro di
ossessioni, vendette e fantasmi del
passato.
Ultima discendente di una dinastia di
donne che fuggono dalla Spagna, è
Nina, ultraottantenne, che ha vissuto
gli anni duri del Fascismo e una difficile
intimità familiare. Protagoniste
assolute di questo romanzo sono dunque
due forti identità femminili, donne
esiliate da sé stesse, che vivono la
condizione dell’ “amore impossibile”,
come dice il giornalista Generoso Pi-
S
cone, intervenuto insieme
a Francesco
Durante, alla presentazione
del libro: «Il libro
di Antonella Cilento
rappresenta la
soglia della consapevolezza
della scrittura
» dice Generoso Picone,
tessendo grandi
lodi per la straordinaria
maturità raggiunta
dalla Cilento,
con una scrittura che
sa compartire momenti
diversi pur mantenendo la tensione.
Il romanzo della Cilento è parzialmente
autobiografico. Pur non raccontando
strettamente la storia della
propria famiglia, la Cilento si ispira
per gran parte alla storia di una prozia:
«Non è un album di famiglia – spiega
Picone – ma un romanzo familiare,
con parte della famiglia. Non c’è verità,
ma autenticità, misurandosi con
il dolore e i sentimenti che abitano le
donne e le porta ad una consapevolezza
- e aggiunge - Ripercorre il filo
della storia che si perde negli anni, tra
passato e presente, andando ben oltre
la pagina scritta che la racconta».
A rievocare le pagine del romanzo, è
intervenuta Giorgia Palombi, che ha
offerto ai presenti una straordinaria
interpretazione di alcuni estratti del
libro. Nelle parole della Cilento c’è vigore,
poesia, una narrazione a tratti
folcloristica che rievoca
vividamente
sentimenti e situazioni.
L’autrice parla
della nascita del suo
amore per la scrittura,
attraverso un linguaggio
coloratissimo
e figurato che
travolge sin dalle prime
pagine il lettore.
«È uno dei più bei libri
scritti a Napoli
negli ultimi decenni
– dice Francesco Durante
– in totale ci sono almeno tre
piani temporali, composti da Aquila,
Maddalena e Nina e la stessa autrice
alle prese con questo romanzo». Ad
intervallare la narrazione infatti è la
stessa autrice, che di tanto in tanto
prende la parola con maestria, che ci
porta nella Napoli degli anni ’80, flagellata
dal terremoto, o ad Ischia,
quando con la famiglia vi andava per
le vacanze, ed ascoltava quelle storie
che sono via via confluite nel suo romanzo.
«Il romanzo – prosegue Durante – ha
la bellezza e la potenza di un grande
film in costume, ambientato nel tardo
Ottocento romantico» e entusiasta,
reggendo una copia del libro tra le
mani dice: «Un libro così oggi non sono
in molti a scriverlo».
A prendere finalmente la parola è la
stessa autrice, visibilmente emozio-
APPUNTAMENTI
OGGI. La Mediterranea Arte, via Carlo De Cesare 60, ore 18.
Inaugurazione della mostra di Paolo La Motta: “Frammenti”.
OGGI. Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, in via Monte di Dio
14, ore 16. Giacinto Della Cananea, Angelo Scala e Vincenzo
Spagnolo Vigorita presenteranno i volumi: ”Pubblica
amministrazione e giustizia eretica. Problemi di riparto” di
Benito Aleni (Giappichelli editore) e “Il riparto della
giurisdizione” di Marco Mazzamuto (Editoriale Scientifica,
Napoli). Presiederà: Francesco Riccobono. Saranno presenti gli
autori.
OGGI. Kestè Napoli, Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli, ore
18,30. Klab Kestè Laboratorie in collaborazione con
I Corso di Fotografia dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli a
cura del prof. Mario Laporta presenta “Frames dall’Oromia”
esposizione di Claudia Nuzzo.
OGGI. Biblioteca Benedetto Croce, in Via F. De Mura 2 bis,
presso la Scuola elementare Vanvitelli, ore 17,30. Sarà presentato
"Lucia nella bocca di lupo" di Gloria Persico (Kairòs Edizioni).
Con l’Autrice interverrà Antonella Carlo.
OGGI. La Feltrinelli, piazza dei Martiri, ore 18. Presentawione del
libro: “I tossici” Ármando). di Marina Minghelli. Interventi di
Laura Faranda e Marino Niola.
OGGI. Villa Doria D’Angri, via Petrarca. Celebrazione del 25
marzo, festa nazionale ellenica, in memoria della rivoluzione
greca del 1821. Intervengono il console generale di Grecia a
Napoli, Athanassios ioannou e il capo della rappresentanza
militare ellenica presso il presidio della base Nato di Napoli,
generale Dimitrios Dimitroulis.
DOMANI. Nai Arte Contemporanea, via Chiatamone 23, ore 19.
Con una mostra dedicata ad Andres Serrano apre a Napoli un
nuovo spazio dedicato all'arte contemporanea, la Nai Arte
Contemporanea. Non una galleria tout court, ma uno spazio
innovativo specializzato nell'attività di art consulting, di ricerca.
nata e contenta per un lavoro di ricerca
durato oltre dieci anni: l’idea del
libro nasce infatti da un racconto breve
scritto dall’autrice nel 1998, che
conteneva gran parte del livello autobiografico
poi utilizzato nel romanzo.
Il racconto avrebbe dovuto comporre
una raccolta della stessa autrice.
«L’ho trattenuto e ci ho continuato a
lavorare ed ho scelto di concentrarmi
sul piano femminile – dice la Cilento
– sono cresciuta con i racconti ossessivi
di una nonna sulla storia familiare,
a volte incompiuti e inattendibili:
nessun dato infatti è confrontabile
con la realtà, non c’era la possibilità
di sapere quale fosse la verità
».
L’autrice inizia così a lavorare, a plasmare
queste storie, ad intrecciarle
come un’abile tessitrice, rattoppando
talvolta i vuoti, arricchendole di
una straordinaria parte finzionale. La
Cilento infatti miscela personaggi storici
realmente esistiti con personaggi
di pura fantasia. Una storia dolente,
che non ha un acceso realismo, ma
attraverso lo specchio della finzione i
personaggi vengono raccontati nel loro
profilo più autentico.
«È importante staccarsi dai modelli –
prosegue Antonella Cilento, riferendosi
ai grandi modelli che l’hanno
ispirata – che però ci sono, così come
è importante staccarsi dalla famiglia,
che però c’è. È così che è nato “Isole
senza Mare”».
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