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(Mariano Cervone, da Il Roma, marzo 2009)
Si intitola «Isole senza mare» il nuovo lavoro di Antonella Cilento, presentato al Forum Fnac al Vomero. Un piccolo evento letterario, che ha attratto molti lettori, desiderosi di conoscere personalmente l’autrice e di far firmare la propria copia del libro. È una storia di ampio respiro, che ricorda i grandi romanzi storici di fine Ottocento, narra di due donne le cui vite e destini camminano parallelamente; sullo sfondo le vicende di un’Italia lontana ma quanto mai attuale.
A cavallo tra Otto e Novecento italiano, il libro si apre con la storia di Aquila (si pronuncia Achìla), giovane donna decaduta in povertà che si trova costretta ad abbandonare la Spagna, vende se stessa e che cerca il riscatto sociale diventando l’amante del marchese Campana, un collezionista di arte. Il suo però sarà un amore che la trascinerà in un baratro di ossessioni, vendette e fantasmi del passato.
Ultima discendente di una dinastia di donne che fuggono dalla Spagna, è Nina, ultraottantenne, che ha vissuto gli anni duri del Fascismo e una difficile intimità familiare.
Protagoniste assolute di questo romanzo sono dunque due forti identità femminili, donne esiliate da sé stesse, che vivono la condizione dell’ “amore impossibile”, come dice il giornalista Generoso Picone, intervenuto insieme a Francesco Durante, alla presentazione del libro: «Il libro di Antonella Cilento rappresenta la soglia della consapevolezza della scrittura » dice Generoso Picone, tessendo grandi lodi per la straordinaria maturità raggiunta dalla Cilento, con una scrittura che sa compartire momenti diversi pur mantenendo la tensione.
Il romanzo della Cilento è parzialmente autobiografico. Pur non raccontando strettamente la storia della propria famiglia, la Cilento si ispira per gran parte alla storia di una prozia: «Non è un album di famiglia – spiega Picone – ma un romanzo familiare, con parte della famiglia. Non c’è verità, ma autenticità, misurandosi con il dolore e i sentimenti che abitano le donne e le porta ad una consapevolezza - e aggiunge - Ripercorre il filo della storia che si perde negli anni, tra passato e presente, andando ben oltre la pagina scritta che la racconta».
A rievocare le pagine del romanzo, è intervenuta Giorgia Palombi, che ha offerto ai presenti una straordinaria interpretazione di alcuni estratti del libro. Nelle parole della Cilento c’è vigore, poesia, una narrazione a tratti folcloristica che rievoca vividamente sentimenti e situazioni. L’autrice parla della nascita del suo amore per la scrittura, attraverso un linguaggio coloratissimo e figurato che travolge sin dalle prime pagine il lettore.
«È uno dei più bei libri scritti a Napoli negli ultimi decenni – dice Francesco Durante – in totale ci sono almeno tre piani temporali, composti da Aquila, Maddalena e Nina e la stessa autrice alle prese con questo romanzo». Ad intervallare la narrazione infatti è la stessa autrice, che di tanto in tanto prende la parola con maestria, che ci porta nella Napoli degli anni ’80, flagellata dal terremoto, o ad Ischia, quando con la famiglia vi andava per le vacanze, ed ascoltava quelle storie che sono via via confluite nel suo romanzo.
«Il romanzo – prosegue Durante – ha la bellezza e la potenza di un grande film in costume, ambientato nel tardo Ottocento romantico» e entusiasta, reggendo una copia del libro tra le mani dice: «Un libro così oggi non sono in molti a scriverlo». A prendere finalmente la parola è la stessa autrice, visibilmente emozionata e contenta per un lavoro di ricerca durato oltre dieci anni: l’idea del libro nasce infatti da un racconto breve scritto dall’autrice nel 1998, che conteneva gran parte del livello autobiografico poi utilizzato nel romanzo. Il racconto avrebbe dovuto comporre una raccolta della stessa autrice.
«L’ho trattenuto e ci ho continuato a lavorare ed ho scelto di concentrarmi sul piano femminile – dice la Cilento – sono cresciuta con i racconti ossessivi di una nonna sulla storia familiare, a volte incompiuti e inattendibili: nessun dato infatti è confrontabile con la realtà, non c’era la possibilità di sapere quale fosse la verità ». L’autrice inizia così a lavorare, a plasmare queste storie, ad intrecciarle come un’abile tessitrice, rattoppando talvolta i vuoti, arricchendole di una straordinaria parte finzionale. La Cilento infatti miscela personaggi storici realmente esistiti con personaggi di pura fantasia. Una storia dolente, che non ha un acceso realismo, ma attraverso lo specchio della finzione i personaggi vengono raccontati nel loro profilo più autentico. «È importante staccarsi dai modelli – prosegue Antonella Cilento, riferendosi ai grandi modelli che l’hanno ispirata – che però ci sono, così come è importante staccarsi dalla famiglia, che però c’è. È così che è nato “Isole senza Mare”».
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