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Librellula

L'ultimo numero della rivista La librellula, curata dalla libreria Iocisto, ospita una lunga intervista di Cinzia Martone ad Antonella Cilento.

Questo l'inizio:

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Pubblicato nel luglio 2022 da Aboca nella collana “Il bosco degli scrittori”, Solo di uomini il bosco può morire di Antonella Cilento, è racconto, inchiesta, narrazione storica, autobiografia, cronaca di viaggio. Con la generosità che la contraddistingue, la scrittrice ci conduce per mano lungo un viaggio che ha origini nella sua infanzia. Un’infanzia, quella dei cinquantenni italiani di oggi, caratterizzata spesso da genitori “ipermedicalizzati”, fedeli ad oltranza a farmaci, visite e consigli alimentari oggi del tutto superati. Antonella, ormai libera da questa schiavitù, in reazione alle gabbie imposte in questi anni dalla pandemia, si rifugia e decide di raccontare la foresta regionale di Cumala silva gallinarum dimenticata, un lecceto trimillennario che costeggia le dune affacciate per quasi otto chilometri di fronte alle isole di Procida e Ischia. Antonella Cilento ci svela e dipinge con pennellate straordinarie la varietà floreale mediterranea del bosco in cui vivono gallinelle, falchi, volpi. Lascio ad Antonella le parole per condurci in questo viaggio che è suo, nostro, dell’umanità intera che può scegliere di salvare il bosco e rinascere.

Da un autore o un’autrice ci viene consegnata un’opera finita. Il lettore alcune volte non pensa che dietro di essa vi sia oltre che un atto creativo di tipo narrativo, un percorso di ricerca che passa attraverso la documentazione e l’analisi di fonti di varia natura. Alla luce di tutto questo, Antonella, qual è stata la genesi di questa tua ultima opera?

Come spesso mi accade anche per i romanzi di finzione, simultaneo con l’atto creativo è anche il percorso di ricerca. Quando ho iniziato a passeggiare nella Foresta di Cuma le domande sono sorte immediate: cos’erano i trafori nel Monte che si vedevano dalla spiaggia, cos’era stato della Cuma romana nei secoli successivi le guerre greco-gotiche, chi aveva messo mano e quando alla Foresta, chi ne aveva parlato prima di me. E poi c’era la questione floro-faunistica: raccontare una foresta pretende precisione, chiede nomi per ogni pianta, per ogni animale. È parte del processo creativo trovare spunti: da alcuni anni ormai, navigando nelle fonti storiche della città e del territorio precedenti l’anno Mille, come mi è successo per scrivere Morfisa o l’acqua che dorme, mi viene naturale domandarmi: ma poi cos’è successo? Accumulo volumi e bibliografie e questo replica il percorso che faccio con il corpo nei luoghi di cui narro, lo amplia, lo modifica. Solo di uomini il bosco può morire è cresciuto, quindi, di pari passo nei miei quaderni dove registravo il diario quotidiano delle mie passeggiate e nella mia libreria, dove accumulavo Seneca, Amedeo Maiuri, Nicola Cilento, e sul mio computer, dove stratificavo le fonti universitarie conservate dalla rete e i documenti visivi. L’invenzione ha nel suo etimo il verbo latino invenio: creare è mettersi in cerca e trovare. Naturalmente, quel che si trova chiede occhi di poesia. (....)

Leggi l'intervista completa sul sito di Iocisto

 

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